SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' FALCONARA MARITTIMA (AN) Via Cavour, 6

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sabato 9 giugno 2012

CHIUSURA DELLA RAFFINERIA API


COMUNICATO STAMPA

IPOTESI DI SMANTELLAMENTO DELLA RAFFINERIA API
 

            Tutte le persone minimamente informate e dotate di una normale capacità di ragionamento avevano capito da tempo che se l’attività di raffinazione di una raffineria è da più anni in perdita, la raffineria non ha futuro, l’attività viene cessata, e le maestranze vengono licenziate. La possibilità di mantenimento del sito produttivo passa attraverso una riconversione industriale, in cui potranno essere riassorbite le unità necessarie alla nuova attività e se per questa serve una percentuale di lavoratori inferiore, l’eccedenza resta fuori. È matematico.

Tutti lo avevano capito. Tutti tranne:

-   La R.S.U. che chiamava tutti i dipendenti in difesa dei nuovi progetti: Mega centrali e Rigassificatore, perché avrebbero garantito il mantenimento di un’attività in perdita.

-   Il Presidente della Regione Spacca e la sua Giunta;

-   Una maggioranza trasversale nel Consiglio Regionale, che, proprio solo sulla base di quelle fumose promesse, ha autorizzato sia la costruzione della Centrale elettrica, sia quella del Rigassificatore (negato a Porto Recanati perché non era in gioco questa pesante minaccia occupazionale);

-   Il Sindaco Brandoni e la sua Giunta, che hanno sempre preso per oro colato le amene prospettive dell’API, sostenendo senza riserve il suo operato, e accolto con grande soddisfazione qualche contributo, servito a risanare nell’immediato il bilancio, ma non certo regalato: come controparte sono stati chiusi tutti i contenziosi legali, che, nel caso in cui la società fosse stata soccombente, avrebbero portato nelle casse comunali  risarcimenti molto superiori, e avrebbero dimostrato che la città non è di proprietà della famiglia Brachetti Peretti e dei suoi soci.


            Questi illuminati amministratori e rappresentanti dei lavoratori hanno creduto a promesse senza alcun fondamento. Ci hanno creduto o hanno fatto finta di crederci.

            Nel primo caso devono prima di tutto fare ammenda, chiedendo scusa ai lavoratori e ai cittadini, e subito dopo devono mettere fortemente in mora la Società, chiedendo conto degli impegni presi, e poiché non sono stati rispettati, revocare immediatamente l’autorizzazione alla costruzione del rigassificatore. Devono pretendere l’immediata presentazione di un piano di bonifica, con tempi certi e il riassorbimento del maggior numero possibile di dipendenti.

            Inoltre devono aprire un tavolo con le rappresentanze sindacali e la proprietà per chiedere la riconversione del sito alla produzione di tecnologie per le energie rinnovabili, unico futuro possibile sul piano energetico, e per le quali l’API è già in possesso di competenze e capacità.

            Se questi rappresentanti istituzionali e amministratori non dimostreranno da subito il massimo impegno e determinazione per contrastare le decisioni assunte dalla società, dovremo pensare che fino ad ora non sono stati in buona fede, non hanno, sbagliando, creduto alle favole sul mantenimento del livello occupazionale promesso, non hanno perseguito l’interesse dei lavoratori e dei cittadini, e allora dovranno spiegare convincentemente perché hanno assunto posizioni totalmente acritiche nei confronti della società API, facendosene paladini, contro ogni evidenza.


Circolo territoriale SEL Falconara Marittima

venerdì 16 marzo 2012

IPOTESI DI SMANTELLAMENTO DELLA RAFFINERIA API



COMUNICATO STAMPA

IPOTESI DI SMANTELLAMENTO DELLA RAFFINERIA API



            Le ultime notizie ci informano che la Società API sta maturando la decisione di dismettere l’attività di raffinazione nel sito di falconara, mantenendo l’attività di stoccaggio e la centrale elettrica IGCC, che sarà riconvertita a metano, (per il semplice motivo che l’utilizzo dello scarto della lavorazione del petrolio non sarà più finanziato dallo Stato, come avvenuto finora) decisione che comporterà una drastica (drammatica) perdita dei posti di lavoro.

Però solo pochi mesi fa la società garantiva che, qualora la Regione Marche e il Governo avessero accolto il progetto di realizzazione di un rigassificatore off shore davanti al litorale anconetano, i livelli occupazionali sarebbero stati mantenuti per altri 10 anni.

La Regione, paladina delle ragioni del lavoro, nonostante le  motivate proteste e le documentatissime contestazioni di ordine ecologico ed economico rappresentate da un largo fronte popolare, fiduciosa dell’impegno assunto dall’azienda e sostenuto dai rappresentanti dei lavoratori, ha prontamente acconsentito alla realizzazione del progetto, ed il Governo ha emesso il decreto autorizzativo.

Ora l’azienda ha con molta serenità prospettato un altro scenario: la raffinazione non conviene più, come non conveniva la scorsa estate, per cui si smette. I lavoratori non serviranno più. Il rigassificatore se mai verrà realizzato, avrà bisogno di un numero di dipendenti diretti di gran lunga inferiore di quelli attuali.

Ma non l’avevamo sempre detto? Noi e i comitati di cittadini mobilitati per contrastare gli ultimi scempi proposti, attirandoci l’accusa di essere contro il progresso e contro i lavoratori.

Ora i lavoratori capiscono di essere stati “usati”, e, preoccupati, chiedono sostegno e garanzie.

Ora l’Assessore regionale al lavoro (di Falconara) dichiara che sosterrà la lotta dei lavoratori.

Ora il Sindaco, che ha sempre sostenuto tutte le iniziative dell’API “a prescindere” vuole incontrare l’amministratore delegato, non si sa bene con quali speranze.


Noi siamo molto preoccupati per lo scenario di ulteriore impoverimento e degrado sociale che si prospetta per la nostra città, ma crediamo che soltanto pretendendo dalla Società API una tempestiva riconversione alle tecnologie energetiche da fonti rinnovabili, che la stessa società realizza in altri siti e, contemporaneamente obbligando l’azienda alla bonifica del sito, come previsto dalle leggi nazionali e comunitarie e dagli impegni sottoscritti in occasione del rinnovo della concessione fino al 2020, impedendogli di lasciare in eredità a questa città martoriata un’altra catastrofe chimica come la ex Montedison, ci sia la possibilità di porre rimedio al collasso occupazionale che ci aspetta.

Che ne pensano i sindacati interni? E la Giunta Brandoni? E il Governatore Spacca, la sua Giunta e il Consiglio Regionale?

Noi saremo come sempre dalla parte di lavoratori e dei cittadini, sperando di vederli finalmente uniti, perché altrimenti vinceranno sempre i più forti, i camaleonti e i gattopardi, a spese della popolazione attuale e delle generazioni future.

Ma non finisce qui. Al danno si aggiunge la beffa. Nel giorno in cui viene annunciata la dismissione della raffineria, il CIPE annuncia l’avvio del By Pass ferroviario progettato per non far più passare i treni attraverso la raffineria, mettendo finalmente in sicurezza i viaggiatori. Un altro scempio, che demolirà il già disastrato quartiere di Villanova, distruggerà uno dei pochi polmoni verdi della città: il Parco del Cormorano e l’annesso laghetto - un area umida di alto valore naturalistico –, e terreni agricoli di alta qualità; costringerà i residenti ad un esodo forzoso, con un costo finanziario per la collettività di 210 milioni , mentre sono venuti meno i motivi per cui era stato progettato.

Tutto bene Sindaco Brandoni? Tutto bene Governatore Spacca? Noi crediamo proprio di no e vorremmo che tali temi vengano trattati in maniera diffusa trasparente e rispettosa.


Circolo territoriale SEL Falconara Marittima


martedì 5 luglio 2011

BINCI SEL: RIGASSIFICATORE RISCHIOSO E SOCIETA' MARCHE/API PROPOSTA INDECENTE

COMUNICATO STAMPA


BINCI SEL :
RIGASSIFICATORE RISCHIOSO E SOCIETA' MARCHE/API PROPOSTA INDECENTE
Il consigliere regionale di Sinistra Ecologia Libertà Massimo Binci dichiara che “il rigassificatore al largo di Ancona Falconara non riqualifica né aiuta la riconversione produttiva del sito API, il cui Piano industriale propone solo di aggiungere rigassificatore e nuove centrali senza nessun intervento di riduzione degli impatti ambientali e dei rischi per la sicurezza dei cittadini dell'area AERCA”.

Anzi, prosegue Binci, la presenza della nave rigassificatrice a 16 Km comporta un rischio di inciedenti con incendi ed esplosioni che non è neanche stata considerata nelle valutazioni di rischio ministeriali e del CTR marchigiano, perchè considerate non probabili. Ma sulla costa davanti all'attracco della nave rigassificatrice con 120.000 mc di GNL (gas naturale liquefatto), abitano 200.000 persone (Falconara Ancona in primis), che non accettano di vivere sotto l'incubo di un incidente improbabile, specie dopo l'improbabilissimo incidente nucleare in Giappone.

E rispetto alle funzioni di controllo dell' Ente Regione a tutela della salute e sicurezza dei cittadini, continua il consigliere di SEL, l'accordo che prevede la partecipazione al 30% della Regione in una società mista con l'API, è da considerasi una proposta indecente, perchè ci sarebbe un fortissimo conflitto di interessi della Regione Marche, che sarebbe al tempo stesso controllore e controllata e perchè metterebbe in dubbio l'autonomia della programmazione e delle scelte energetiche marchigiane.

Il consigliere regionale Gruppo Sinistra Ecologia Libertà
Massimo Binci

Ancona, 04/07/2011

domenica 4 luglio 2010

QUALE MALEDIZIONE BIBLICA DEVE SCONTARE QUESTA CITTÀ?

COMUNICATO STAMPA
PROGETTI API – NUOVE CENTRALI E RIGASSIFICATORI
Con l’ultima esternazione il presidente dell’API rilancia il progetto di costruzione di 2 nuove centrali termoelettriche da complessivi 580 Mw e in parallelo la costruzione di un rigassificatore davanti alla costa di Falconara, con la solita lusinga dei posti di lavoro, che, se non si lasciano sviluppare i progetti, si trasforma nella minaccia del loro drammatico taglio. (Non sembra proprio una novità).
L’azienda, che in oltre 50 anni ha avuto sempre la mano libera per espandersi senza regole, pregiudicando pesantemente la salute delle maestranze e dei cittadini, e di fatto impedendo alla città la possibilità di valorizzare la vocazione turistico balneare, che era stato un fattore di benessere diffuso fino agli anni ’50, riafferma prepotentemente il suo predominio sul territorio, la popolazione e i suoi rappresentanti.
Purtroppo gli attacchi alla salute pubblica e all’ambiente trovano ancora sempre troppi alleati.
Se la Regione, infatti, dice no alla costruzione della megacentrale da 520Mw, difendendo il PEAR che ha meritoriamente adottato, ma non così convintamente attuato, il Governo centrale risolve tranquillamente la questione invocando la Priorità strategica per lo sviluppo (quale sviluppo?) del Paese. Inoltre la Regione non riesce ad opporsi alla centrale da 60Mw, in quanto non incompatibile con il PEAR, dimenticando che in un’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA) quale è la nostra zona, bisogna solo togliere agenti inquinanti e fattori di rischio, e non aggiungerne, anche se in quantità limitata. Inoltre solo pochi giorni fa il Consiglio regionale ha decretato che non si deve costruire un impianto di rigassificazione a Porto Recanati, per evitare rischi per la salute, danni all’ambiente, al turismo e alla pesca, mentre ciò non vale per Falconara.
D’altronde il Sindaco e la Giunta della città sono supini ai desiderata della famiglia Brachetti, che ogni tanto forse fa un po’ d’elemosina, a condizione di non essere disturbata.
Le rappresentanze sindacali interne e di categoria, inermi di fronte al ricatto, chiedono di evitare di fare arrabbiare il padrone, mentre la politica (quella con i numeri che potrebbero contare) tace.
Sinistra Ecologia e Libertà esprime la massima indignazione per l’arroganza di questi “padroni delle ferriere” e l’inconsistenza (a non voler pensare a interessi altri) dei nostri rappresentanti politici e istituzionali. Siamo molto preoccupati per la timidezza e la miopia dei rappresentanti sindacali che, oltre a cercare di proteggere i posti di lavoro (più che dalla protervia padronale, sembra da facinorosi ambientalisti), dovrebbero cercare di capire dove sta andando il Paese e la DIGNITA’ di TUTTI i lavoratori.
Ci rivolgiamo a tutti i cittadini affinché chiedano con forza ascolto e rispetto e ci mettiamo a disposizione di tutti coloro, che nei diversi ruoli che ricoprono vogliano aprire un confronto serio sulle complesse problematiche sottese da queste prospettive industriali e sul futuro di questo territorio nell’ottica di un progresso sociale ed economico sostenibile.

lunedì 22 marzo 2010

MASSIMO ROSSI CANDIDATO PRESIDENTE ALLA REGIONE MARCHE PER LA SINISTRA RISPONDE AL SINDACO DI FALCONARA BRANDONI


Gentile sindaco mi chiede quale potrà essere il mio impegno per la città di Falconara.

La mia risposta è alquanto semplice quanto chiara. Il mio impegno sarà in perfetta sintonia con quello dei cittadini falconaresi che riuniti in associazioni e comitati in questi anni non si sono fermati solo a denunciare la pericolosità della presenza della Raffineria Api che ha fatto di tutta l’area la seconda in Italia per pericolosità (seconda solo a Gela), ma hanno delineato la possibilità di puntare su una riconversione di tutta l’area.

Un progetto che non necessariamente si contrappone all’attuale proprietà della raffineria visto che la stessa in altre zone della nostra regione, vedi Tolentino, ha decisamente virato verso le energie rinnovabili. Dunque si tratta di mettere mano ad un grande piano di risanamento che coniughi il sacrosanto diritto dei cittadini a vivere in un ambiente sano, evitando che li si esponga a rischi pericolosissimi per la loro salute, come dimostra la recente indagine epidemiologica condotta dall’Arpam che, seppur parziale e non esauriente denota una presenza allarmante di casi di tumore, con l’altro fondamentale diritto all’occupazione, una buona occupazione. Non si possono fare, caro sindaco, patti sopra la testa dei cittadini.

Quindi posso condividere la richiesta che i proventi relativi all’accise sul petrolio non vadano solamente a Roma e in Regione, ma una parte venga dirottata verso il Comune di Falconara, ma deve essere chiaro che queste risorse devono essere utilizzate per i necessari interventi di mitigazione della nocività ambientale, e soprattutto non possono essere il motivo per giustificare una presenza, come quella della raffineria, assolutamente negativa.

Di conseguenza riterrei sbagliato barattare i disagi e i rischi per la popolazione con le compensazioni di carattere economico, magari per risanare il bilancio comunale scambiando la salute della comunità con l’accise proveniente dalla vendita del petrolio.

Si può puntare sullo sviluppo senza per questo continuare a proporre un modello industriale oggi, come Le è noto, irreversibilmente in crisi. Del resto ormai autorevoli studi stanno a dimostrare come il petrolio non possa essere il futuro per quanto riguarda l’energia e molti paesi europei, Germania in testa, si stanno da tempo indirizzando verso le rinnovabili. Anche nella nostra regione, seppur faticosamente, l’orientamento va nella stessa direzione, come indicato dal Pear. Ecco perché non pensare a Falconara come uno dei futuri distretti delle energie rinnovabili?

Economia verde, turismo sostenibile potrebbero essere l’alternativa di fronte alla crisi che stiamo vivendo. Del resto proprio nell’area della Vallesina ormai ci sono diverse imprese che stanno puntando sulla cosiddetta green economy
Mi auguro che anche Lei ne convenga.

Cordiali saluti
Massimo Rossi

lunedì 11 maggio 2009

CENTRALI API - QUANTA CONFUSIONE!

COMUNICATO STAMPA

Appaiono negli ultimi tempi sugli organi di stampa dichiarazioni e prese di posizione, contrastanti, contraddittorie e a volte scomposte, da parte di soggetti istituzionali, imprenditoriali e sindacali, a riguardo della costruzione delle nuove centrali API, dell’attendibilità dei risultati di un indagine epidemiologica effettuata da un importante istituto di ricerca e dall’ARPAM, che suggeriscono estrema prudenza, e delle ricadute sulla tenuta occupazionale della mancata costruzione delle centrali. Dichiarazioni e prese di posizione prive di elementi valutativi oggettivi, ma espresse come verità rivelate: chi obietta vuole far fallire l’API e buttare sul lastrico tutte le famiglie dei lavoratori sulla base di spudorate menzogne. Però l’Istituto di ricerca in questione gode di una reputazione indiscussa e l’Agenzia Regionale non può essere accusata di agire contro chicchessia!

Esprimiamo la massima contrarietà per questa modalità subdola per sostenere le proprie ragioni e, da parte nostra, invitiamo la Regione Marche a proseguire nell’indagine edipemiologica per approfondire gli elementi di valutazione ed allargare il campione, ad istituire il Registro regionale dei tumori, ad accelerare la completa attuazione del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), contrastando le accuse di inefficacia, consentite proprio dal fatto che non è stato completamente realizzato, e a garantire la realizzazione degli strumenti di risanamento tesi a tutelare il benessere delle popolazioni abitanti nell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA), che comprende il territorio di Falconara M. e dei comuni limitrofi.
Sosteniamo con partecipazione la petizione popolare, avviata dall’assemblea permanente dei cittadini, di rifiuto di ulteriori concentrazioni di sorgenti inquinanti nell’area AERCA e di contestuale promozione di un nuovo modello di sviluppo e di produzione di energia rispettoso dell’ambiente, in grado di costituire un volano di crescita, ed invitiamo tutti a sottoscriverla.
Sosterremo i lavoratori dell’API, in caso di ricatti occupazionali, ma chiediamo correttezza e onestà intellettuale per confrontare i diversi interessi.

giovedì 30 ottobre 2008

BINCI :La convenzione con l’API non autorizza le nuove centrali, il parere del comune e’ solo consultivo.

COMUNICATO STAMPA

La firma della convenzione tra la Giunta di Falconara e l’API, non autorizza nuove centrali, afferma il consigliere regionale di Sinistra democratica Massimo Binci.

E’ un accordo economico che condiziona l’erogazione dei contributi API al parere positivo del Comune sulle nuove centrali.

Si ricorda che il parere espresso dal Comune di Falconara e’ solo consultivo e che tutti i Comuni della Bassa vallesina nonché la Provincia di Ancona e la Regione Marche hanno invece espresso parere contrario rispetto al progetto API , perche’ il Piano Energetico Ambientale Regionale non prevede queste grosse centrali per la produzioni di energia elettrica e l’area e’ già ad elevato rischio di crisi ambientale.

La Giunta regionale e tutta la maggioranza hanno già preannunciato che negheranno l’intesa al Ministero competente a conclusione della procedura di VIA pertanto , ribadisce BINCI, le nuove centrali non si faranno visto il parere contrario obbligatorio e vincolante della Regione.
A chi pensa che la Giunta Brandoni abbia fatto un affare, Binci ricorda che i costi ambientali e sanitari delle nuove centrali, ammonterebbero per la collettività marchigiana a 75 MIL di euro e i cittadini di Falconara respirerebbero centinaia di tonnellate di polveri sottili in piu’.

Per Binci inoltre l’A.D. SALTORI e l’API fanno un autogol quando affermano che adotteranno nuove tecnologie sugli impianti esistenti per ridurre le emissioni, in quanto gia’ nel protocollo del 2003 con la Regione si erano impegnati ad adottare ogni nuova tecnologia man mano che si fosse resa disponibile, pertanto non si puo’ oggi negare un impegno già preso subordinandolo alla autorizzazione delle nuove centrali.

IL CONSIGLIERE REGIONALE SD
Massimo BINCI

venerdì 24 ottobre 2008

IL REFERENDUM SULLE CENTRALI API E' CONTROPRODUCENTE?

Ancora una volta il Partito Democratico di Falconara dimostra poca dimestichezza con la pratica partecipativa e cade per la seconda volta nell'errore di credersi autosufficiente.

In merito all'OdG presentato ieri dal PD per l'approvazione in Consiglio comunale del referendum consultivo sulle Centrali API, pur riconoscendone la legittimità, non posso che considerare questa iniziativa intempestiva se non addirittura dannosa.

Il PD sbaglia ad ignorare che in città da alcune settimane si è costituita una assemblea permanente, formata da cittadini falconaresi che giorno dopo giorno vede aumentare la partecipazione attiva.

Il PD sbaglia a lanciare tali iniziative, senza minimamente confrontarsi con i cittadini. Per arrivare al referendum bisognerebbe prima informare correttamente la cittadinanza e poi bisognerebbe cercare il maggior numero possibile di consenso.

Il Pd potrebbe invece autorevolmente e concretamente fare in modo che la Regione Marche si esprima al più presto contro le centrali api.

Questo referendum è una iniziativa autonoma di un partito che crede ancora di essere in grado di gestire le masse, ma forse non è più così.

Quindi il PD di Falconara scenda dal piedistallo di argilla su cui si trova, abbandonando l'atteggiamento autoreferenziale ed inizi con modestia a dialogare con gli altri (partiti e cittadini), è l'unico modo per essere credibili.

Claudio Paolinelli

sabato 18 ottobre 2008

PIU' LA STAMPA E' LIBERA PIU' IL PAESE E' DEMOCRATICO

L'informazione di stampa e tv sta subendo una pericolosa regressione culturale in Italia. Le notizie sono manipolate, travisate, ignorate, a seconda delle convenienze e dei diktat da parte di lobby, poteri forti, o partiti politici.

Quando la libera ed imparziale informazione è a rischio, diventa a rischio tutto il sistema democratico.

In questi giorni, imponenti manifestazioni nazionali sono state ignorate dalla stampa nazionale o comunque minimizzate: il riferimento è alla manifestazione della sinistra del 11 ottobre scorso, che ha visto a Roma la presenza di alcune centinaia di migliaia di persone che protestavano contro il Governo Berlusconi. Oppure alle numerose quanto partecipate manifestazioni contro la distruzione della scuola pubblica. Iniziative che sottolineano il malessere diffuso che c'è in Italia. Manifestazioni ignorate o sminuite dai giornali e dalle televisioni.

Quanto sta avvenendo in campo nazionale, naturalmente si ripropone anche nella città di Falconara, alle prese con alcuni problemi sui quali la gente vorrebbe dire come la pensa. E infatti le persone si stanno organizzando, per esempio per protestare contro la costruzione delle mega centrali API.

Si è dato vita all'assemblea permanente, luogo di riflessioni, approfondimenti e laboratorio di idee che arrivano da comuni persone. Lo sforzo organizzativo è enorme anche perchè dall'altra parte c'è una amministrazione comunale che fa di tutto per evitare il confronto e la partecipazione, e soprattutto c'è una azienda con risorse economiche tali da condizionare a sua favore la corretta informazione.

Gli organi di stampa sul tema delle centrali, soprattutto negli ultimi tempi non stanno facendo un buon servizio ai loro lettori/telespettatori, appiattiti come sono sulla posizione della raffineria.

Un paio di esempi: giorni fa l'emittente televisiva E'tv in una trasmissione intitolata Punti di vista, ha invitato il sindaco Brandoni e un dirigente Api per parlare proprio delle centrali. Non c'è stato contradditorio, in un ora e mezzo il telespettatore ha ascoltato le affermazioni degli ospiti (molte inesatte o false) senza avere la possibilità di intervenire, considerando che la trasmissione non prevedeva interventi esterni. Mi domando quando l'emittente E'tv organizzerà un'altra trasmissione per dare voce anche a chi è contrario.

Un altro esempio: ieri a Falconara c'è stata una manifestazione per le vie della città contro le centrali, hanno partecipato alcune centinaia di persone, donne bambini, studenti che pacificamente e con grande responsabilità si sono ritrovate davanti alla stazione ferroviaria. Oggi il Corriere Adriatico dedica un trafiletto di poche parole dove però vengono dette due cose inesatte che tendono a mettere in cattiva luce il movimento, ovvero che 250 persone hanno creato disagi al traffico perchè non vogliono che la Regione modifichi il Pear. Punto primo non c'è stato alcun disagio per chicchessia, il traffico è stato regolare, solo leggermente rallentato dalle molte persone a ridosso della strada, come in una normale giornata affollata; punto secondo la gente non stava lì per non modificare il Pear, ma molto più concretamente perché non vuole nuove centrali ritenute inutili e dannose per Falconara che già sopporta un carico di infrastrutture e quindi di inquinamento enorme.

Ignorare o travisare le notizie non è da Paese Democratico. Ognuno di noi, giornalisti compresi dovrebbe lottare e chiedere con forza una informazione libera ed imparziale. Più la stampa è libera più un Paese è democratico.

Per rendersi conto che la Stampa in Italia non vive un buon momento lo si evince da una classifica mondiale sulla libertà di stampa di "Reporter Sans Frontières". Non so a che data precisa si riferisce, comunque L'Italia è posizionata al 40° posta dopo Cile e Corea del Sud.

Ecco la nota:

Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. R.s.f. assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma), Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e Sudan. (Reporters sens frontiéres).

sabato 13 settembre 2008

NO ALLE CENTRALI – LA SALUTE NON SI BARATTA

COMUNICATO STAMPA

Esprimiamo la nostra totale contrarietà alla decisione della Giunta Brandoni di sottoscrivere la convenzione tra la raffineria Api e il Comune di Falconara in cambio dell’assenso alla costruzione di due nuove mega centrali, decisione che annulla il precedente parere del Consiglio Comunale di Falconara.

Riteniamo che si debba continuare ad interpretare ed attuare il PEAR ritenuto da molti come un Piano Energetico Ambientale tra i più innovativi.

Condanniamo ancora una volta la totale mancanza di coinvolgimento della popolazione su argomenti che modificano profondamente il futuro della città e che appesantiscono ulteriormente il carico ambientale mettendo a rischio la salute di numerose persone.

Riteniamo quindi poco democratico ed arrogante l’atteggiamento di questa Giunta che dimostra di essere asservita ai poteri forti e lontanissima dalle istanze dei cittadini.

Auspichiamo che la Regione Marche metta la parola fine alla questione delle Centrali Api così come ha fatto in altre zone del territorio marchigiano, rispettando gli impegni presi in campagna elettorale.

Auspichiamo inoltre che tutte le forze politiche contrarie alla costruzione delle centrali, insieme ai comitati, alle associazioni e ai semplici cittadini riuniscano le proprie forze per avviare una forte opposizione, in Consiglio Comunale e anche in città.

Sinistra Democratica Falconara Marittima